Cara Maria: Perché sono single8 min read

Con un po' di timidezza, ma tanta voglia di confronto, pubblichiamo la lettera che la nostra coinquilina di Bruxelles ha scritto a Maria Latella di Radio24. Deponiamo dunque questo piccolo seme, nella speranza che diventi un albero rigoglioso, con l'acqua della condivisione e la luce delle riflessioni.

31 luglio 2016
Bruxelles, Belgio

Cara Maria,

Questa mattina ho ascoltato con molta attenzione la puntata di “Nessuna è perfetta”. In fondo, una trasmissione con quel titolo non poteva che interessarmi. Il tema della puntata era “perché le laureate restano single?” ed era volta ad esplorare la tesi di Jon Birger secondo la quale le giovani donne si lamentano e sono single perché non vogliono accasarsi con persone che hanno un livello d’istruzione inferiore al loro.

Comincio dicendo che ho trovato la puntata molto interessante poiché mi ha dato tanto a cui pensare. Ho anche apprezzato i tuoi ospiti e i pensieri che hanno avanzato, anche quelli preziosi spunti di riflessione cominciando da ciò che è stato detto da Gioele Dix. Non ho però potuto fare a meno di notare una cosa: la mancanza di qualcuna che rappresentasse la voce delle giovani donne di cui stavate parlando. Magari l’avete cercata e lei si è rifiutata, tuttavia rientrando io nella categoria sopracitata ho sentito che qualcosa mancava alla puntata: la mia voce.

Mi permetto quindi di scriverti per dare la mia opinione sul tema della puntata, come giovane donna single, con lauree, carriera e tutto il resto. Le parole che seguono non vogliono essere un commento alla puntata in sé, quanto una riflessione sull’assunto di Birger e su alcune cose dette a riguardo. Inoltre spero anche di poter offrire una prospettiva diversa a tutti quei discorsi di matrice patriarcale che sterilmente continuano a promuovere un’idea di donna come di qualcuna che dalla vita non voglia altro che trovare il principe azzurro e diventare madre di tanti piccoli principini (senza ovviamente nulla togliere alla bellezza di questi eventi).

E quindi eccomi qua a cercar di rispondere alla domanda che singleton e non si chiedono da anni: perché, nonostante i miei successi prima accademici e poi lavorativi, la mia vita amorosa non è (ancora) decollata? Sono davvero così esigente come dice Birger? Risposta veloce: . Ma cerchiamo di dimostrarlo, non con i numeri, ma con l’introspezione.

Casa Mazzolini, amore, singleSuggerire che io sia single perché penso solo alla carriera e non ho tempo per altro credo sia riduttivo, se non addirittura infondato. In fondo, ho sempre trovato il tempo per ciò che mi interessava veramente, rimescolando le mie priorità di conseguenza. Una risposta più completa e veritiera credo che invece possa essere trovata nel fatto che, mentre ero impegnata con lauree e carriera, ho anche acquisito una consapevolezza di me stessa che mi fa essere serena proprio con me stessa. Questo è successo mentre diventavo indipendente, sia economicamente ma anche, e soprattutto aggiungerei, socialmente. Questo non vuol dire che io sia un’eremita, ma che ho imparato a bastarmi e a volermi bene senza dover cercare l’approvazione e l’amore di altri. Se poi approvazione e amore arrivano, ben venga eh, ma di certo non mi sentirò incompleta mentre non ci sono e non passerò tutto il mio tempo a cercarli incondizionatamente. Passerò il mio tempo a coltivare le mie amicizie, ad emozionarmi guardando film di Wim Wenders, elettrizzarmi ascoltando la contaminazione dei suoni di Ibrahim Maalouf ed esaminarmi leggendo le parole di Rainer Maria Rilke. E sì, mi piacerebbe trovare qualcuno con cui condividere queste ed altre cose. Quindi perché dovrei ridimensionare le mie aspettative? In fondo è della mia vita che stiamo parlando. Perché dovrei accontentarmi? Chiaramente il mio percorso dimostra che non mi sono mai troppo accontentata, sia perché, qualcuno potrebbe dire, io sono una persona ambiziosa e determinata, ma soprattutto perché, vorrei ricordare io, faccio parte di quella generazione che è stata cresciuta a suon di positivismo e incoraggiamento. Quella generazione a cui è stato detto che non c’era limite a quello che potevamo fare e che tutti in nostri sogni possono diventare realtà se abbiamo il coraggio di perseguirli. Volendo quindi realizzare i miei sogni ed avendo raggiunto una consapevolezza di me matura e indipendente, perché dovrei accontentarmi sulla scelta di quella che penso essere la decisione più importante che qualcuno possa prendere? Perché dovrei accontentarmi nello scegliere la persona con cui condividere la mia vita? Credo che questo sia il vero dramma, non l’essere single ed esigente. Come ha scritto Cesare Pavese:

Piangerò forse quando ripenserò – e sarà tardi – al tesoro di quell’amore sprecato così, per uno che non ne vale la pena: tant’è vero che lo lascia ora morire senza nemmeno commuoversi, senza tentare di far nulla per conservarselo, meritarselo.

Questo ragionamento è ovviamente molto teorico e non tiene conto della parte irrazionale, quella che fa sentire le farfalle nello stomaco. Perché quando le farfalle arrivano, con un battito di ali spazzano via tutti i pezzi di carta collezionati con tanto ardore e sudore nel corso degli anni, ma danno anche un’energia che nessun riconoscimento è mai riuscito a sostituire. E allora chissenefrega del fatto che io sia considerata la plurilaureata, poliglotta con la carriera internazionale, mentre lui no. A me in fondo, di titoli ed etichette mi è sempre fregato poco, incluse quelle definizioni che mi vogliono approssimativamente bollare come “noiosa, tignosa e saccente”, per citare Luciana Littizzetto nella puntata, in quanto laureata e single.

Casa Mazzolini, amore, singlePartendo dal presupposto che non passo le mie giornate a cercare un compagno, anche se lo facessi, mi sembra quasi scontato sottolineare che non cercherei un laureato che parli perfettamente tre lingue, ma vorrei qualcuno che mi stimoli e che mi apprezzi indipendentemente dai miei titoli di studio e dalla mia carriera. Cercherei qualcuno che non sia spaventato dalla mia indipendenza e dalla mia emancipazione culturale, ma a cui piaccia il fatto che io stessa mi definisca femminista e che anzi capisca che femminismo non vuol dire odio verso gli uomini, ma semplicemente uguaglianza. Cercherei qualcuno che non debba per forza sapere chi sono Wenders, Maalouf e Rilke, ma che abbia la voglia di riscoprirli con me. Cercherei qualcuno che sia curioso di conoscere quello che il mio percorso mi ha insegnato e in che modo mi ha formato, così come io sarei curiosa di conoscere quello che il suo percorso ha insegnato a lui e in che modo lo ha formato.

E questo mi porta a trattare di un punto che credo manchi alla conversazione: la prospettiva maschile. Visto che le relazioni non sono strade a senso unico, credo che sia doveroso interrogarsi su che cosa cercano i giovani uomini nella loro compagna. Non saranno forse le stesse caratteristiche che mi portano ad essere esigente in amore a rendermi al contempo attraente agli occhi di qualcun altro? Quelle caratteristiche che magari, all’apparenza, si possono tradurre in lauree, multiculturalismo e un certo tipo di carriera, ma che in realtà alla base non sono altro che curiosità e voglia di stimoli. E quindi magari quello che mi può far apparire “noiosa, tignosa e saccente” per qualcuno è proprio ciò che mi rende speciale agli occhi di qualcun altro. E forse dunque anche i giovani uomini non hanno poi così tanta voglia di accontentarsi, ma cercano semplicemente qualcuno con cui condividere passioni e scoprire nuovi interessi. Ma questo non lo sapremmo mai se in queste conversazioni non sono coinvolti anche gli uomini.

Un altro punto che credo sia importante specificare è la differenza tra due verbi che spesso sono usati come sinonimi, ma descrivono condizioni ben diverse: accontentarsi ed adattarsi. Per i motivi a cui ho solo parzialmente accennato qui sopra, credo che per alcune categorie di persone possa essere difficile accontentarsi in amore, soprattutto se queste persone hanno già raggiunto uno stato di pace interiore che li fa stare bene con loro stesse ed altri. La serenità è infatti fatta di tante sfaccettature e io, come altri, sto vivendo una delle sue innumerevoli dimensioni. Senza dovermi accontentare, sono però disposta a mutare la mia condizione per condividere la mia serenità con qualcun altro al fine di vivere un’altra delle sfaccettature che quest’ultima può offrire. Casa Mazzolini, amore, singleEd è qui che subentra la necessità di adattamento: una volta che non ci si è accontentati, si arriva anche a capire che è necessario adattarsi per mantenere il livello di serenità raggiunto e che il romanticismo con cui siamo stati imboccati fin da piccoli non è altro che una fregatura. E anche in questo caso, vorrei usare la metafora della strada a doppio senso: in una coppia, ci si adatta in due perché forse amare non è altro che essere generosi nell’interpretazione dei comportamenti dell’altra persona. Ma anche in questo caso, questa è una conversazione che si dovrebbe avere con il tanto citato quanto assente essere umano di sesso maschile.

Un giorno forse cambierò idea e mi accontenterò di qualche “avanzo di magazzino”, come li ha definiti Luciana Littizzetto. Solo che anche in quel caso penso che probabilmente per me non sarà un avanzo di magazzino. Magari lo sarà per qualcun’altra, ma per me sarà la persona di cui avevo bisogno in quel momento. Persona appunto, non scarto, perché credo sia doveroso cambiare approccio e vocabolario per evitare di cadere in stantie narrative di dicotomia di genere. In fondo, così come io non sono un seno che cammina, gli uomini non sono inetti. Siamo tutte persone, esseri umani che cercano:

[…]un’armonia,
sorridenti, fra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce d’acqua.

“Nulla due volte”, Wisława Szymborska

Sarebbe quindi interessante confrontarsi l’un l’altro su questo argomento, uomini e donne, come attori e agenti all’interno dell’esistenza umana. Continuando comunque ad apprezzare il contributo che vari tipi di intellettuali possono dare all’argomento, credo anche che, quando si parla di amore, sia necessario andare ad ascoltare i diretti interessati, quelli che l’amore lo cercano e lo vivono.

Concludo questa lettera, cara Maria, ringraziandoti per la puntata piena di occasioni per riflettere e temi nuovi da esplorare. Ci tengo anche a farti sapere che oggi è domenica e non ho fatto nulla che possa essere definito multi-tasking. Mi sono alzata, non sono andata a correre, ho ascoltato la puntata, scritto questa lettera e continuato a leggere un libro di Bruce Chatwin. Ora è sera e credo che guarderò un film. Sono indecisa tra Amour di Michael Haneke e l’intramontabile Bridget Jones. In maniera squisitamente profana, li trovo entrambi calzanti per i temi di questa lettera.

A domenica prossima.

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