La mia seconda prova all’esame di maturità6 min read

I ricordi inaspettati sono belli perché ti fanno rallentare dalla frenesia quotidiana e ti implorano di essere scritti, di essere donati alla compiutezza del “mot juste”, per non essere dimenticati, per essere custoditi.

Ricordi che ti portano indietro e ti fanno andare avanti

Questa mattina mi sono imbattuta in un articolo di Maurizio Bettini di qualche mese fa’. L’articolo tratta della seconda prova dell’esame di maturità nei licei classici e un passaggio che mi ha colpito molto è stato questo:

Infine, la prova risulterebbe molto più ricca, completa e intelligente (e molto meno risolvibile via internet) se al testo si facessero seguire una serie di domande che vertano sia sui suoi aspetti linguistici e stilistici, sia su quelli culturali o letterari. In questo modo si permetterebbe finalmente allo studente di valorizzare anche ciò che ha capito, e possibilmente amato, della cultura antica.

Casa Mazzolini, esame maturità, seconda prova, ricordi, ChagallIo feci il linguistico e non mi soffermai mai a indagare le differenze tra la seconda prova che venne data a me e quella che fu assegnata ai miei amici del classico (tolta, ovviamente, la scontata differenza tra lingue antiche e lingue moderne). A me non fu chiesto di tradurre come al classico, ma di rispondere a domande di comprensione del testo e di fare un riassunto di quest’ultimo. La terza parte della prova verteva sulla stesura di un saggio breve basandosi su una delle tre tracce date dal Ministero, che si ricollegavano a loro volta ai temi del testo.

Partendo da questo ricordo fugace, decido di andare sul sito del Ministero e di cercare la seconda prova assegnata al mio esame di maturità (anno scolastico 2007/2008, reperibile qua). La rileggo. È proprio come me la ricordavo. Ed improvvisamente non sono più in un ufficio a Bruxelles, ma in una classe in una scuola di Modena. Quella classe alla quale non pensavo più da tanto tempo, se non in maniera distratta e approssimativa. Ma adesso sono lì e la vedo davanti a me, intorno a me. Vedo il muro davanti alla quale ero stata messa, i rumori silenziosi dei miei compagni concentrati nella loro prova, la figura attenta della mia professoressa di inglese. E sento il piacere. Il piacere di essere lì in quel momento, di leggere un testo e comprenderlo, di analizzarlo e capire che sto maturando.

La maturità fu per me un momento bellissimo. Studiai veramente poco in quei giorni, ma passai ognuno di essi con i miei compagni ed amici. Affrontai la maturità con una consapevolezza leggera e innocente che ti libera e ti fortifica. La consapevolezza che non è necessario sapere tutto e annientarsi in uno studio erudito ed enciclopedico perché gli strumenti per maturare ti sono stati dati, e tu li hai acquisiti, li hai fatti tuoi. E quindi vai, prendi la tua seconda prova e cominci ad eseguirla, come se fosse una melodia che non hai mai sentito, ma che dentro di te conosci. E mentre scrivi, ti rendi conto che, nonostante il ripasso dei giorni precedenti non sia stato minuzioso e puntuale come ti è stato detto che dovrebbe essere, tu quelle cose le sai perché le hai fatte tue con gli anni. Sai rispondere alle domande di comprensione perché ti è stato insegnato ad analizzare e sai scrivere un saggio perché ti é stato insegnato ad argomentare. Ma sopratutto, nonostante gli alti e i bassi che contraddistinguono il percorso di ogni adolescente, sai maturare perché ti è stato trasmesso l’amore per la curiosità, quel buttarsi sui libri “con la passione, il disordine e la voluttà che fruttano a chi studia cento volte più che cento anni di scuola,” come scrisse Rodari.

La parte che ricordi con più piacere è proprio la scrittura del saggio, dove partisti dalla traccia del Ministero per approdare in terre tue, che però non sapevi di conoscere così bene. In queste terre, William Blake conversa con La Fontaine in una lingua che tu comprendi perché sei tu a dargli voce. In queste terre, ti rendi conto di conoscere ancora a menadito la poesia che portasti all’esame di terza media: D’in su la vetta della torre antica… Era il “Passero Solitario” di Leopardi e mentre scrivi il tuo saggio capisci che un po’ passero solitario lo sei stata anche tu e che Leopardi non è poi così distante come potrebbe sembrare.

Di quella seconda prova userai ogni minuto, perché sei felice di essere lì. Sì, felice – chi mai avrebbe pensato che questo potesse essere un sentimento da associare all’esame di maturità? Ma tu sai che quello è il posto in cui devi essere in quel momento. Quel muro davanti a te, quei compagni concentrati come te e quella professoressa premurosa di te. Tutto e tutti sono dove devono essere e tu ne devi far parte. E allora vai, maturi, assorbi tutta la magia di quell’istante, con la gioia della presa di coscienza personale e la prematura nostalgia portata dalla consapevolezza che quel momento sarà presto finito e non tornerà.

Ô nostalgie des lieux qui n’étaient point
assez aimés à l’heure passagère,
que je voudrais leur rendre de loin
le geste oublié, l’action supplémentaire!

Revenir sur mes pas, refaire doucement
– et cette fois, seul – tel voyage,
rester à la fontaine davantage,
toucher cet arbre, caresser ce banc…

Monter à la chapelle solitaire
que tout le monde dit sans intérêt;
pousser la grille de ce cimetière,
se taire avec lui qui tant se tait.

Car n’est-ce pas le temps où il importe
de prendre un contact subtil et pieux?
Tel était fort, c’est que la terre est forte;
et tel se plaint : c’est qu’on la connaît peu.

Rainer Maria Rilke da Vergers

Caro Rilke, che belle parole! Ma io quel luogo lo amai abbastanza nell’ora passeggera, quindi la mia nostalgia non è un rammarico per non averlo vissuto intensamente, ma un ricordo lieto e travolgente dato dalla profondità viscerale con cui fu vissuto.

Sono passati otto anni dal mio esame di maturità, eppure mi basta una piccola alternativa alla madeleine proustiana e io sono ancora lì. Sono una diciannovenne modenese, con poche idee chiare per il futuro, ma gli strumenti per realizzarsele dati dal suo passato, che prende per mano il presente e gli dice: “Andiamo!”

 

Casa Mazzolini, esame maturità, seconda prova, ricordi, CezanneRingraziamenti

Per questo viaggio inaspettato in un ricordo dolcemente custodito, ringrazio Claudia, Marina e Catia. Per avermi insegnato, educato, arricchito e fatto maturare, vi ringrazio, vi ricordo e vi rievoco un po’ tutti i giorni nella mia quotidianità.

Ringrazio anche Cristina, Valentina, Giusi, Marco, Matteo, Davide e tutti i miei compagni di classe per essere stati i perfetti compagni di viaggio. Nonostante la distanza di spazio e di tempo, il vostro ricordo mi scalda il cuore e fa comparire un sorriso sul mio volto.

Post scriptum

Apro Twitter e leggo che oggi, mercoledì 5 ottobre 2016, è la giornata mondiale degli insegnanti – che coincidenza gradevole e rassicurante, ma forse il caso non è mai un caso.

 

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