Treno3 min read

Viaggiare in treno è un'esperienza mistica, liberando il cuore e la mente dallo stress delle autostrade e dei sorpassi.

Velopensieri, Francesco Ricci, Leggere iin TrenoModena. Il treno parte alle nove, cambia a Bologna poi dritto, diretto fino a Fortezza, la fermata dopo Bressanone, prima dell’Austria. Ho sbagliato il biglietto, devo integrarlo e dovrò pagare tre euro in più, pensavo che dopo Bolzano non ci fosse più niente. Trenitalia non perdona gli indecisi; ma “non è un problema – dico al controllore – sa quanto mi sarebbe costato questo viaggio in auto?”

Viaggiare in treno è un’esperienza che mi manca, più di sciare. Ho voglia di salire in carrozza, sedermi al mio posto e leggere mentre tutto scorre veloce nel finestrino. Bologna. Attenzione ai borseggiatori dice la voce automatica di ogni macchinetta. Cambio treno. Il mio è bello vuoto. Lo chiamano Regionale Veloce ma, se glielo chiedi, si ferma anche all’autogrill. San Giovanni in Persiceto, Mirandola, Crevalcore, Ostiglia, nella bassa, tra Modena e Bologna, le fermate sono numerose. Dal finestrino s’intravede lo stadio Bentegodi di Verona. Oggi il Verona gioca contro l’Inter, nel cosiddetto lunch match. Il treno si riempie. E dove potrebbe sedersi la famigliola con il figlio rumoroso se non proprio di fianco a me? Infatti…

Marastoni, Corradini, Pecorari, Casa MazzoliniSperiamo scendano a Trento. Ma dove vanno con gli zainetti della Seven? Mi chiedo. Trento. Il treno si svuota ma la famigliola rimane a bordo. Alessio, il bimbetto, è incontenibile. Ha cosparso i sedili intorno a lui di giochi e biglietti del treno. Alessio è molesto e i suoi genitori sono al guinzaglio. “Scusi, potrebbe tenere calmo suo figlio?” oppure “Scusate eh, ma se non sapete gestire vostro figlio statevene a casa!”. E invece non dico niente, meglio stare zitti e sopportare, chissà cosa potrei scatenare. A stento trattengo gli sbuffi dalle narici, resisto e finalmente arriviamo a Fortezza. Cambio treno. Per Brunico. Cinque euro. Ammazza! Anche qui bisogna stare attenti ai borseggiatori, che sono poi le macchinette…

Il treno, tutto sommato, vale i soldi che ho speso. Comodo, moderno, silenzioso…qui ci sanno fare con i soldi della Regione a Statuto Speciale. Un solo difetto: Alessio è su questo treno e adesso piange. Piange e strilla. Dopo aver tormentato il treno regionale 2258 è il turno degli educatissimi treni tirolesi. Butto uno sguardo fuori dal finestrino. Neve, finalmente. Alle tre sono a Brunico, Alessio scende e anche io. Spero solo di non ritrovarmi la famigliola sul bus. Potrei finire sul giornale. Mi allontano dalla stazione alla ricerca di un bar, oggi è domenica e i bus saltano un turno. Dovrò stare qui due ore. E’ tutto chiuso. Trovo solo un piccolo bar/pasticceria in centro.

Un Krapfen
Corvara, Casa Mazzolini, Treno

Treno

Entro:
“Un caffè, grazie”
“Mi tispiace. Caffè solo macchinetta automatica!”
“Eh vabé, allora un bombolone al cioccolato”. La vetrina dei dolci ne è stracolma, non ho mangiato e il mio stomaco è attratto da cotanto frittume.
“Mi scusi, non ho capito”
“Un bombolone al cioccolato, grazie” facendo segno con l’indice della mano sinistra.

“Ah, vuole un KRAPFEN?!?”
Un Krapfen. Meglio un bombolone. Onomatopeico, sai cosa ti aspetti. Mangio ed esco. Ho fatto passare un po’ di tempo, fra venti minuti il bus partirà e devo trascinare lo zaino e un pesantissimo borsone fino alla stazione degli autobus. Salgo, partiamo puntualissimi volando fra le curve e i tornanti delle Dolomiti. Punto la sveglia. Meglio dormire che vomitare. Alle cinque la sveglia suona. Sono arrivato. Scendo dal bus, fuori nevica. Mi sgranchisco, guardo i fanali delle auto in coda, alla ricerca di un parcheggio, in sosta, in retromarcia, in manovra, in vetrina e sorrido. Oggi sono un po’ meno schiavo.

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